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Il Piano Strategico PDF Stampa E-mail
Sabato 19 Novembre 2005 18:48

Il Piano Strategico del PIT 21 il territorio dell’area del tirreno centrale è un'opportunità. Sta ai comuni dell’aggregazione saperla cogliere.
 

Premessa
Cos’è il piano strategico? La lettura che io ho dato è quella di riuscire a mettere insieme idee, opinioni e competenze per costruire in concreto un progetto di sviluppo futuro dei nostri territori. Il Piano Strategico è un momento in cui i principali attori della vita sociale, culturale, economica e politica della nostra aggregazione  si riuniscono attorno ad un tavolo per decidere il futuro dell’intero territorio del Tirreno Centrale.

Perché la scelta del Piano Strategico? 

  • per arrivare ad un progetto condiviso dall'intero territorio, in cui tutti possano ritrovarsi,
  • per proporre una reale concretezza ed un pensiero collettivo e strategico, per sviluppare nuove e coerenti politiche urbane a medio-lungo termine,
  • per aumentare l'autonomia del comprensorio in maniera equilibrata nei suoi diversi settori politico, sociale, economico, culturale, territoriale, 
  • per inserire ed adeguare il territorio del Tirreno Centrale  in un contesto sovraregionale e oltre

    Una visione condivisa della pianificazione
    Il Piano Strategico è un evento straordinario nella vita delle città. L'idea che lo anima è quella della democrazia condivisa e della progettazione partecipata, ossia la volontà di un coinvolgimento allargato e diretto degli attori cittadini. Sono coinvolti enti pubblici e privati, il terzo settore e il mondo imprenditoriale e, naturalmente, anche la cittadinanza. La filosofia del Piano Strategico? Una progettazione che nasce dal basso. Niente a che fare dunque con vaghe promesse o semplici compromessi fra le diverse parti ed interessi della città: Piano Strategico significa collaborazione, negoziazione e assunzione di responsabilità nella realizzazione dei progetti.
    La scelta di lasciare spazio alla partecipazione collettiva e alla collaborazione significa dare importanza non solo al "che cosa" del risultato finale di scelta, quanto al "come" del processo decisionale, nell'ottica appunto della partecipazione e condivisione.
    Qual è il ruolo dell’Ufficio del Piano Strategico sinergico al PIT 21
    E' il soggetto che attiva ed anima il Piano Strategico. Il suo compito non è decidere lo sviluppo futuro, ma dare avvio e coordinare i lavori di progettazione, lasciando ai soggetti riuniti attorno ai tavoli di discussione il compito di far emergere le esigenze delle Città e del territorio decidere i progetti di crescita, in base ad un disegno unitario. Non si tratta solo di mediare fra parti diverse, ma far uscire idee nuove e creare coesione.
    Il Comune di S.Agata Militello, Capo fila del progetto,  sa di non potersi sostituire a questo processo vitale, anzi ha deciso per una politica che provenga dal basso, che sia decisa da tutti gli attori e innanzitutto i cittadini.
    Come si svolge concretamente?
    Il percorso prevede diverse fasi di lavoro che seguiranno una precisa metodologia, elaborata da consulenti appositamente selezionati con procedura di evidenza pubblica.Tutto questo è presente nel cronoprogramma consegnato dal dipartimento regionale alla programmazione della Regione Siciliana.
    Considerazioni politiche
    Il lancio del Piano Strategico del territorio e il naturale confronto con gli strumenti  di pianificazione ordinari del territorio (PRG) darà  immancabilmente il via alla riflessione, al dibattito, e perché no, anche a qualche interrogativo sull'impostazione, i contenuti e il metodo della definizione di questi due strumenti.
    Il Piano Regolatore è lo strumento normativo comunale, predisposto secondo leggi regionali, che definisce i limiti dell'attività edificatoria sul territorio, localizza le funzioni urbane e individua le principali infrastrutture. Uno strumento importante, fondamentale per lo sviluppo delle  città, sul quale però, spesso, si condensano aspettative eccessive. La confusione e gli equivoci nascono dal fatto che fino ad ora sull'unico strumento di pianificazione urbana, il PRG, si addensano tutti i fabbisogni di programmazione locale, sovraccaricandolo, già nella sua preparazione, di ruoli non sempre propri e contribuendo a renderne infine difficoltosa l'approvazione.
    Il Piano Strategico ha obiettivi e contenuti molto diversi. Innanzitutto non è previsto da nessuna legge nazionale o regionale. Non è un atto amministrativo come il PRG e non riguarda in primo luogo gli aspetti urbani ed edificatori.
    Il Piano Strategico, com'è stato sperimentato in diverse città europee (Barcellona, Lione) e italiane (Torino, Firenze, Pesaro, Trento, Trieste e altre ancora), è uno strumento flessibile, di indirizzo, che non si traduce in un formale provvedimento da parte degli organi della nostra aggregazione di comuni. Uno strumento frutto di un'elaborazione e a disposizione dell'intero territorio, in tutte le sue componenti, non solo delle amministrazioni comunali.
    Nel Piano Strategico, infatti, vengono messi attorno ad un tavolo i soggetti vivi e significativi della vita cittadina delle citta del comprensorio, per elaborare linee di azione che prefigurino il territorio che si vuole costruire nei prossimi anni, in tutti i suoi aspetti e dimensioni (economici, culturali, educativi e del sistema dei servizi)
    Questa prefigurazione di lettura  non è un libro dei sogni, ma nemmeno uno strumento "rigido" come i PRG. Infatti, elaborando alcuni grandi progetti nei principali ambiti di intervento e definendo linee di realizzazione, risorse, responsabilità di ciascuno dei soggetti che si impegnano a tale realizzazione, il Piano Strategico è in grado di far partecipare l'intero  territorio al proprio sviluppo, dettando le linee non le regole.
    Parlando  ambiziosamente  della nascita della “porta a mare dei Nebrodi” è necessario  sottolineare che l'orizzonte temporale del Piano  va molto al di là delle usuali scadenze politiche fissate dai cicli elettorali.
    Questo rappresenta un vantaggio nel momento in cui gli attori coinvolti nel Piano possono partecipare non come partner di una coalizione politica, ma come attori di un processo di sviluppo, al quale, nel corso degli anni, potranno dare il proprio apporto amministrazioni anche di colori diversi.
    Molte ricerche condotte a livello europeo, inoltre, dimostrano che il ruolo economico e sociale dei sistemi territoriali locali (Aree metropolitane, distretti industriali, ecc.) con la globalizzazione non è sparito, ma anzi è diventato più rilevante. Le stesse ricerche indicano che i sistemi locali che stanno avendo maggiore successo sono quelli che riescono ad attivare un sistema di Governance più efficace. Spero che l'uso dell'inglese non irriti nessuno: l'espressione Governance fa riferimento allo sviluppo di sistemi di direzione reticolare dello sviluppo locale, come risultato dell'interazione di più soggetti (enti, aziende, associazioni) e prende atto del fatto che già oggi le politiche locali sono il risultato dell'interazione tra più attori, pubblici e privati, e non solo dell'intervento del Government, cioè dell'istituzione pubblica munita di autorità (per esempio il Comune, la Provincia o la Regione).
    Da ultimo il ruolo dei partiti. Nella prima fase sarà opportuno la loro assenza dai tavoli di confronto, senza questo costituire  tentativo di esclusione della politica dal Piano Strategico. Ritengo che  i partiti, in quanto tali, dovrebbero partecipare a tutti i tavoli, ma in questo caso  finirebbero per caratterizzarsi come antagonisti l'un dell'altro e, cosa ancor più grave, degli altri attori. I partiti, in realtà, è inutile nascondercelo, sono fin d'ora presenti nel Piano Strategico, attraverso le istituzioni pubbliche.
    Ma è, soprattutto, dopo la Conferenza strategica, quando il Piano dovrà essere attuato, che i partiti avranno pieno ruolo: nell'operare le scelte, anche nei PRG, nel guidare ed indirizzare i processi di sviluppo strategici individuati, interagendo con i protagonisti e controllando i tempi e i modi della realizzazione dei progetti. Il Piano Strategico è un'opportunità, sta alle nostre  città, alle intere comunità, saperla cogliere.

                                                                                                                                                        Bruno Mancuso                                                                                                                       

     

Ultimo aggiornamento ( Martedì 22 Novembre 2005 16:19 )